Una sensibilità rivolta alla letteratura straniera di alta qualità, con particolare trasporto per le letterature slave, ma non solo. I traduttori sono ben selezionati e capaci di trasformare testi stranieri in avvincenti libri molto ben tradotti.
La Voland è una casa editrice che ha ricevuto il Premio alla Cultura, assegnatogli nel 1999 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri “per la pregevole attività svolta nel campo editoriale”, e il Premio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ottenuto nel 2003 “per aver svolto attraverso la pubblicazione di traduzioni di elevato profilo un importante ruolo di mediazione culturale”. Io ne ho letti tanti e ognuno è stata una singolare sorpresa. Oggi suggerisco due libri, ma se siete interessati a conoscere il catalogo della Voland, CLICCATE QUI .
LA BALIA DI BACON (Maylis Besserie, trd. Daniele Petruccioli, 2025, pp. 211, € 19,00)
Francis Bacon, pittore irlandese del ‘900, viene narrato in questo libro di Maylis Besserie, per bocca della sua balia, la nanny che ha cresciuto i figli della famiglia di Mr e Mrs Bacon. Francis aveva anche due sorelle, ma la sua nanny aveva un trasporto speciale per il piccolo Francis, fin dalla prima volta che lo conobbe, forse perché il padre severo e irascibile, voleva addomesticare suo figlio ad una normalità con violenza e punizioni, ma soprattutto perché aveva intuito che quel bambino aveva una sensibilità speciale per l‘arte. La nanny lo osserva e lo sostiene come può, riconoscendo in lui anche una profonda carenza d’affetto e il desiderio di rivolgere le sue attenzioni al sesso maschile. Emerge l’assoluta mancanza di pregiudizio per le scelte del ragazzo e lo seguirà sempre, fino ai suoi ultimi giorni, con infinito amore e partecipazione.
La storia è intervallata dalla descrizione dettagliata di alcune opere dell’artista.
Un bel libro, che ricorda il geniale pittore, emarginato in vita e apprezzato solo dopo il suo decesso.
MADRI E FIGLI (di Theodor Kallifatides, trd. Carmen Giorgetti Cima, 2025, pp. 185, €18,00)
I figli non sono nostri, sono un prestito della vita. Spesso da adulti ci lasciano, per inseguire le loro passioni e realizzare una vita personale, anche se fisicamente distanti da noi.
E’ il caso di Theodor Kassifatides, noto scrittore di successo greco, emigrato in Svezia e ormai residente là con la sua famiglia e i suoi figli. La madre è rimasta ad Atene, con l’altro figlio che l’accudisce periodicamente con pazienza e allegria. Quando la mamma ha compiuto novant’anni, il figlio Theodor, sente la necessità di tornare per un breve periodo ad Atene da solo, per stare con lei e ricordare quell’infanzia lontana, anche attraverso la vita del padre, che ha lasciato un memoriale con i suoi ricordi di guerra e affettivi.
Sono giornate speciali, quelle che Theodor trascorre con la mamma, dense di nostalgia e malinconia, e, pur desiderando di tornare presto alla sua famiglia in Svezia, si trattiene tanto più possibile, perché sa, come la mamma, che il tempo rimasto da trascorrere insieme è poco.
“Questo mio figlio non è mai sazio di leggere.” […] E’ questo che lei non sopporta, di essere messa in disparte, di venire accantonata per amore di un libro.”
La mamma, cerca di recuperare il tempo perduto, dedicandosi alla cucina e a quelle ricette che il figlio tanto adorava, per poterlo compiacere e distrarre dai libri. Ma il vero scopo della visita alla madre era anche l’occasione per ritrovare se stesso come scrittore greco e lo riscopre grazie a quelle giornate trascorse nell’armonia della madre ritrovata e nelle testimonianze lasciate dal padre.
Attraverso quella settimana toccante, lo scrittore riallaccia i suoi ricordi passati e ripercorre l’infanzia con la mamma, che ormai è talmente vecchia da non poterlo diventare ancora di più.
“Ciò che contava era ritornare al mio secondo grande amore: la lingua greca, che è più grande del mondo. Ma anche al primo amore, alla persona che è quella lingua e quel mondo, e che la sera sedeva in solitudine e parlava alla mia fotografia, anziché parlare con me.”.

